Blogtour | "Strange Love" di Paola Garbarino [2° tappa - Estratti]

luglio 23, 2017

Buongiorno lettori e buona domenica! Ieri è iniziato il blogtour dedicato al romanzo "Strange Love" di Paola Garbarino e oggi ospito la seconda tappa del tour. Oltre alla scheda del libro vi propongo qualche estratto: leggete il post fino in fondo, mi raccomando, che in palio c'è anche 1 copia ebook!

Strange Love - Per una sola notte | Paola Garbarino
Self-publishing | 27 luglio 2017

Può, una sola notte, cambiare la nostra esistenza, anche quando andiamo avanti senza sapere ciò che lasciamo indietro?
Tommy conosce Azzurra, a 17 anni, durante l'Heineken Jammin’ Festival, nel giorno della terribile tromba d'aria che provoca feriti e fa annullare il resto del concerto, compresa la performance dei Pearl Jam, per la quale entrambi erano lì coi rispettivi amici. I due ragazzi trascorrono un'appassionata notte in un albergo ma, al mattino, lei se ne va senza svegliarlo.
Dieci anni dopo, appena arrivato all'Acquario di Genova per lavorarvi come biologo, Tommy incontra Azzurra, con un bambino che gli somiglia in modo impressionante.

L'autrice. Paola Garbarino è nata a Genova il 30 novembre 1974. Ha studiato Letteratura e Arte e insegnato a lungo nella Scuola pubblica. Ha viaggiato molto e vissuto in Finlandia, Corea del sud e Inghilterra. Attualmente vive in un esotico luogo del mondo assieme al marito e alle due figlie e sta scrivendo una nuova storia.
Da autrice self ha pubblicato davvero tanto e sono sicura che possiate scoprire qualcosa di vostro interesse. 
Dal romance “Non ricordo ma ti amo”, bestseller di Amazon, alla serie new adult “Stars Saga” (“Come la coda delle comete, “Black Hole”, “Supernova”, “Pulsar”, “Starburst” e “Stella polare”) fino al fanta-romance “Il popolo dei Sogni”.


ESTRATTI
Sono quasi contento di questa tromba d’aria, visto che mi ha dato la possibilità di conoscere lei. Certo, mi dispiace che molta gente si sia fatta male anche se per ora sembra che non ci siano stati morti, ma solo feriti tra le persone che si erano rifugiate sotto le torri; e soprattutto mi dispiace che non vedrò i Pearl Jam.
Ci spostiamo tutti nella sala giochi, Lore si siede in poltrona e smanetta sul cellulare; le ragazze guardano il film che sta passando in tv. Vitto e Ginni scelgono un gioco da tavolo e iniziano a sistemarlo su uno dei tavolini, chiedendomi se abbia voglia di unirmi a loro.
Non ne ho.
Ho voglia di stare con Azzurra.
Tergiverso, prendo tempo prendendomi una birra.
La vedo confabulare un po’ con le sue amiche, poi si alza e viene da me “Hai voglia di ascoltare i Pearl Jam lo stesso?”
“Magari!”
“Dovrai accontentarti però.”
“Non sono uno che ha molte pretese.”
Vedo Lore strizzarmi un occhio.
“Vieni!” mi prende per mano e io sento una scarica che mi attraversa dalla testa ai piedi.
Voglio farmela, non resisto!
Saliamo al terzo piano ed entriamo nella loro camera. È piccolina, ha un letto matrimoniale e uno singolo.
Azzurra si leva le scarpe e si siede a gambe incrociate sul matrimoniale. Io la imito. Tira fuori un modello di smartphone che al momento io non posso permettermi e cerca su YouTube l’ultimo concerto tenuto dai Pearl Jam.
Potrebbe esserci Eddie Vedder in persona, nella stanza, in questo momento e io non lo degnerei di un’occhiata. Mi sembra chiara la direzione che abbiamo preso, che lei abbia preso.
Ascoltiamo la prima canzone, immobili, muti; percepisco la vicinanza di Azzurra come se ogni cellula stesse urlando. Vorrei farle mille cose ma non voglio saltarle addosso.
Ascoltiamo tre canzoni, le chiedo a quanti loro concerti abbia assistito e quale sia la sua canzone preferita. Poi restiamo in reverenziale silenzio per tutta la durata di Release, che è la mia favorita.
“Tommy…” mormora, senza voce, mentre ora risuona Light Years.
Mi volto a guardarla.
Lei guarda avanti, verso lo schermo “Non giudicarmi male… ma mi piaci moltissimo!”
Il cuore mi scalcia nelle costole “Perché dovrei giudicarti male? Mi piaci moltissimo anche tu!” confesso.
Si volta finalmente a guardarmi “Voglio stare con te, stanotte.”
Il cuore sta galoppando, ho paura che lei possa sentirlo “Anch’io.”
Fa un sorrisino, dolce, come se avesse potuto pensare sinora che non ci sarei stato. Si sporge, lentamente e mi bacia, niente di noi è in contatto se non le labbra.
All’inizio è solo uno sfiorarsi, un prendere confidenza ma, quando Azzurra cerca la mia lingua e io sento il gioiello del suo piercing, impazzisco, è una sensazione strana, molto sexy. Mi sento attratto verso di lei come non mi è mai capitato con altre... e ne ho baciate parecchie!

Azzurra se n’è andata così.
Merda!
Non mi ha nemmeno svegliato per salutarmi e io non l’ho sentita andarsene.
È fuggita di soppiatto.
O forse no, non è possibile che non abbia sentito anche lei quel che ho provato io, almeno un po’.
Mi guardo attorno, cercando un biglietto, qualcosa, che mi dia la possibilità di rintracciarla… ma i miei occhi non trovano niente.
Sento lo sguardo di Ginni addosso e mi rendo conto che è ancora lì. La guardo “Dì a Vitto che mi servono dieci minuti!”
Si alza dal letto “Sbrigati, lo sai com’è mio fratello!”
Quando finalmente se ne va mi alzo, m’infilo i boxer e continuo a cercare, frugando anche tra le lenzuola e sotto i cuscini, controllando sotto al letto e in bagno. Niente! Trovo i suoi slip neri arrotolati in fondo al letto, ma nessun biglietto.
Azzurra mi ha appena fatto capire che per lei non sono stato niente.
E la cosa mi delude, molto, moltissimo, più di quanto avrei mai immaginato.
Li appallottolo rabbiosamente e li butto nel cestino. E mi rendo conto che c’ho appena buttato dentro anche un pezzo del mio cuore.

Principessa mi scrisse almeno dieci messaggi, a cui risposi meccanicamente, non riuscivo a concentrarmi su di lei, non potevo nemmeno immaginare come avrei fatto a raccontarle tutto quello.
Forse non ci sarebbe stato nulla da dirle.
Probabilmente era solo una grande coincidenza, non era possibile che ciò che la mia mente stava elaborando fosse la realtà.
Non era possibile che quel bambino dai capelli rossi fosse il mio.
Insomma, avevamo scopato una volta sola. Cioè, quattro, ma col preservativo. Beh, erano comunque un casino di spermatozoi!
Non era possibile che avessi un figlio in giro da quasi dieci anni.
Non era possibile, cazzo, che avessi vissuto tutto quel tempo senza sapere della sua esistenza!
E se invece lo era, la stronzaggine di Azzurra mi aveva condannato a non saperlo.
Quando uscii da lì, ero carico di domande, di rabbia e di stupore ma un po’ di rabbia scivolò via non appena la vidi lì fuori, che mi aspettava.
Dio, era sempre bellissima! 

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1 commenti

  1. Che estratti mamma mia 😍😍 La mia email è: Jess_serra@libero.it 🍀🐞

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